giovedì 20 settembre 2012

Red Bull e lo scontro tra due Thailandie

Non è stato solo un tremendo scontro tra quattro ruote rampanti a tutta velocità e un ordinario veicolo su due ruote. Ma anche la tragica contrapposizione tra il rampollo di una delle famiglie più ricche del Paese e uno dei tanti appartenenti al “99 per cento”, l’arroganza di un’élite di impuniti di fronte all’impotenza della massa: l’immagine perfetta dei “doppi standard” applicati in Thailandia. Dove Worayuth Yuvidhya - il 27enne erede della “famiglia Red Bull” - si comprerà probabilmente la libertà con un risarcimento che farà il solletico al suo patrimonio; mentre il poliziotto che ha travolto ha già pagato con la vita.

Worayuth è nipote di Chalerm Yuvidhya, il fondatore (morto lo scorso marzo) dell’originale bevanda “Krating daeng”, diventata la celebre Red Bull grazie a una fortunata partnership con il suo socio austriaco. All’alba di lunedì 3 settembre, alla guida della sua Ferrari nera fiammante, ha investito e ucciso il sergente di polizia Wichian Klanprasert (48 anni) lungo la famosa via Sukhumvit a Bangkok. L’impatto è stato devastante: la moto è stata trascinata per oltre un centinaio di metri, mentre il corpo del poliziotto è rimasto incastrato sul cofano e poi scaraventato a terra. Con l’osso del collo rotto e fratture multiple, è probabilmente morto sul colpo o subito dopo.

Di certo non può dircelo Worayuth, che non si è fermato a soccorrerlo: il ragazzo ha guidato fino alla vicina villa di famiglia, nel quartiere chic di Thong Lo. E lì è rimasto per alcune ore, senza chiamare ambulanze, senza provare a porre rimedio alla tragedia. Risalire al responsabile di quell’investimento mortale non è stato difficile: come per le briciole di Pollicino, i poliziotti hanno seguito la visibilissima traccia d’olio della Ferrari, che conduceva fino alla villa dei Yudivhya. Hanno trovato la porta sbarrata, con la guardia e una domestica a porre resistenza al loro ingresso. Solo alle 9, quando è arrivato l’avvocato della famiglia, i poliziotti sono stati lasciati entrare. ... L'articolo continua qui Qui

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