Lui Inacio Da Silva, detto anche Lula, è tutt'altro che fuori dalla politica sudamericana. Dopo aver passato il testimone della presidenza del Brasile alla più moderata (almeno nei modi) Dilma Rousseff, l'ex presidente opera tramite il suo Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores, PT) per influenzare le scelte politiche del resto del continente.
Dopo aver ricoperto un ruolo di primo piano nella crisi tra Venezuela e Colombia, nella crisi interna boliviana e nel colpo di stato in Honduras, ora l'establishment brasiliano sta usando la sua esperienza per assicurarsi la vittoria di Ollanta Humala alle presidenziali del Peru. Da giugno infatti due assessori del PT lavorano a Lima per rendere, almeno in apparenza, più moderati i toni di Ollanta. Così come fu fatto per lo stesso Lula, sconfitto due volte alle elezioni in quanto troppo radicale, salvo poi ripresentarsi "tirato a lucido" come pragmatico progressista.
Ollanta, militare ex golpista, è considerato dagli analisti internazionali più vicino a Hugo Chavez che a Lula e l'azione di "smussatura" degli angoli potrebbe rivelarsi più ardua del previsto. Ad ogni modo i risultati sembrano dare ragione agli emissari brasiliani, dato che Ollanta ha vinto il primo turno di elezioni ed ora dovrà vedersela al ballottaggio (in programma per il 5 di maggio) con Keiko Fujimori, figlia di quel Alberto Fujimori celebre per l'autogolpe del 1992 e contro il quale lo stesso Ollanta tentò un golpe nel 2000. Le elezioni sembrano comunque quanto mai incerte dato che nessuna delle due percentuali (31,7% per Ollanta, 23,5% per Fujimori) pare dare offrire alcuna certezza.
Resta da vedere per quale motivo Brasilia ha così a cuore la vittoria di Ollanta. Secondo El Pais, una vittoria dell'ex militare garantirebbe alla più grande economia sudamericana il mantenimento di alcuni accordi presi con il presidente Garcia, nello specifico un patto di collaborazione energetica che prevede la costruzione di varie centrali idroelettiche.
La speranza comunque è che chiunque sia il vincitore, arrivi anche in Peru quella "onda rosa" che dall'inizio del XXI secolo ha cominciato a travolgere i paesi del Sud America portando politiche di pragmatismo economico unite all'attenzione per tematiche del sociale. Speranza in cui non crede lo scrittore peruviano premio Nobel Mario Vargas Llosa, che ha definito il ballottaggio fra Ollanta e Fujimori "una scelta fra il cancro e l'aids".
Fonte: El Pais
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