Il ministro La Russa sostiene che il trattato Italia - Libia è sospeso di fatto. Personalmente ritengo, come molti immagino, che andrebbe sospeso e cancellato dal Parlamento.
Ricordando che il "trattato di amicizia" non permette l'utilizzo delle basi site in territorio italiano per azioni ostili verso il regime, questo in caso di azione umanitaria (intendo un intervento militare da parte dei caschi blu ad esempio) non permetterebbe alla Nato di poter utilizzare le basi di maggior importanza strategica come Sigonella. Infatti in Sicilia è presente il comando americano e della Nato per l'Africa e i Balcani. Con il trattato ancora attivo un eventuale intervento militare diventerebbe molto più complesso a livello logistico poiché le forze militari non italiane dovrebbero utilizzare, immagino, le in Germania come base di partenza degli interventi aerei.
La particolarità della battuta di La Russa, inoltre, è che il ministro ha parlato solamente dei finanzieri che affiancavano i libici sulle motovedette incaricate dei respingimenti. Questa è solamente la parte più evidente all' opinione pubblica, dell'accordo, ma quella di minor rilievo a livello diplomatico ed internazionale. Non ha minimamente accennato all' uso delle basi e questo personalemente mi spinge a credere che non sarebbe nemmeno stato in grado di dare una risposta ad un' eventuale domanda precisa sull'argomento. Questo perché il governo italiano, a parer mio, attende il finale della tragedia libica sperando, sotto sotto, che Gheddafi resti al suo posto. Cosa che da molti ormai è ritenuta impossibile.
Quello che secondo me sottovaluta il governo è la reazione a questo atteggiamento della futura classe dirigente post regime che sicuramente non apprezzerà il comportamento titubante del nostro governo compromettendo ancora di più i tanto cari a Silvio affari italiani in Libia.
(Senza parlare della figura che facciamo con i nostri alleati...)
Ricordando che il "trattato di amicizia" non permette l'utilizzo delle basi site in territorio italiano per azioni ostili verso il regime, questo in caso di azione umanitaria (intendo un intervento militare da parte dei caschi blu ad esempio) non permetterebbe alla Nato di poter utilizzare le basi di maggior importanza strategica come Sigonella. Infatti in Sicilia è presente il comando americano e della Nato per l'Africa e i Balcani. Con il trattato ancora attivo un eventuale intervento militare diventerebbe molto più complesso a livello logistico poiché le forze militari non italiane dovrebbero utilizzare, immagino, le in Germania come base di partenza degli interventi aerei.
La particolarità della battuta di La Russa, inoltre, è che il ministro ha parlato solamente dei finanzieri che affiancavano i libici sulle motovedette incaricate dei respingimenti. Questa è solamente la parte più evidente all' opinione pubblica, dell'accordo, ma quella di minor rilievo a livello diplomatico ed internazionale. Non ha minimamente accennato all' uso delle basi e questo personalemente mi spinge a credere che non sarebbe nemmeno stato in grado di dare una risposta ad un' eventuale domanda precisa sull'argomento. Questo perché il governo italiano, a parer mio, attende il finale della tragedia libica sperando, sotto sotto, che Gheddafi resti al suo posto. Cosa che da molti ormai è ritenuta impossibile.
Quello che secondo me sottovaluta il governo è la reazione a questo atteggiamento della futura classe dirigente post regime che sicuramente non apprezzerà il comportamento titubante del nostro governo compromettendo ancora di più i tanto cari a Silvio affari italiani in Libia.
(Senza parlare della figura che facciamo con i nostri alleati...)
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